I virus informatici infetteranno gli esseri umani in futuro?

Tuttavia, mai dire mai! Con l’avanzamento dei confini della tecnologia, ciò potrà cambiare radicalmente.

Negli ultimi due anni sono stati inventati molti dispositivi computerizzati miniaturizzati per il settore medico. Semplici pacemaker per il cuore si sono trasformati in piccoli impianti computerizzati elettromeccanici, aggiornabili e programmabili tramite interfacce wireless. Già nel 2012 alla RSA Security Conference una pompa per insulina è stata manipolata mediante un collegamento wireless e forzata a somministrare una dose letale. La terapia per il Parkinson utilizza già pacemaker impiantati nel cervello che reagiscono alle onde cerebrali e disattivano o attivano i neuroni a seconda delle necessità.

Il problema consiste nel fatto che è molto più difficile garantire che un dispositivo sia inattaccabile che non trovare un modo per attaccarlo. Per proteggere un dispositivo, è necessario scoprire tutti i possibili modi in cui può essere attaccato. È una sfida complessa e non sono sicuro che si potrà mai fare. D’altro canto, per controllare abusivamente un dispositivo, è sufficiente trovare un solo modo che permetta di farlo. Questo sembra più fattibile, non è vero? Inoltre, dal momento che stiamo parlando di hardware, il dispositivo impiantato può risultare più difficile da aggiornare alla tecnologia più avanzata, cosa che lo rende vulnerabile agli attacchi degli hacker che godono dei vantaggi delle nuove tecnologie. Forse un giorno una nuova intelligenza artificiale aiuterà gli hacker a introdursi in un dispositivo oppure un computer quantum contribuirà a risolvere una crittografia. La situazione è paragonabile a quella del rapinatore di banca che ruba una copia esatta della cassaforte che intende scassinare. Una volta in possesso della cassaforte, il criminale può utilizzare ogni mezzo a sua disposizione per aprirla, mentre i produttori della stessa cassaforte non possono fare nulla per migliorarne la sicurezza.

Uno sguardo al futuro: i nanobot

Se pensate che questo sia spaventoso, consideriamo quello che potrebbe accadere in un futuro ancora più remoto. Nel settore medico l’attenzione è focalizzata sui nanobot che stanno acquisendo un ruolo sempre più importante nella cura delle malattie dell’uomo. Questi minuscoli robot viaggiano nel corpo umano per raggiungere il punto prescelto e qui rilasciare un farmaco o addirittura riprogrammare le cellule modificando le sequenze del DNA. Se pensate che si tratti di fantascienza e che non potrà mai accadere, date un’occhiata agli esperimenti in corso presso la Harvard University. Nel 2014, gli scienziati di Harvard hanno iniettato in alcuni scarafaggi dei nanobot programmati per entrare in azione al contatto con proteine specifiche. Harvard prevede di condurre i primi esperimenti sull’uomo nel 2019.

I comuni virus biologici verranno curati nell’uomo utilizzando i nanobot. È solo questione di tempo. Niente più ebola. Niente più HIV. Sarà sufficiente un aggiornamento del software e i vostri minuscoli aiutanti attaccheranno il nuovo virus che vi ha infettato.

Che cosa succederebbe se i vostri nanobot venissero attaccati da criminali e manipolati in modo tale che vi si ritorcano contro? Avremo virus informatici in sostituzione dei comuni virus biologici. E questo sarà molto più pericoloso di qualsiasi virus con cui la natura ha avuto a che fare fino ad ora. Un esercito di piccoli robot, direttamente collegati al cloud, potrebbe minacciare la vostra vita, tenere in ostaggio il vostro corpo e assumere il controllo del vostro comportamento manipolando il vostro cervello.

Il malware CryptoLocker, la cui diffusione è in costante aumento, crittografa un computer e chiede al suo proprietario del denaro (in genere bitcoin) per poter riaccedere al computer. Immaginate dei CryptoLocker sui nanobot che vi chiedono di pagare 1 milione di bitcoin nell’arco di 24 ore oppure sarete uccisi: una dimensione completamente nuova del crimine.

Quindi, che cosa possiamo fare per proteggere noi stessi da questo tipo completamente nuovo di minaccia?

Prima di tutto dobbiamo impostare un livello completamente nuovo di sicurezza informatica. Dobbiamo trovare nuovi standard e creare software “fortificati”. Questa è una delle principali sfide che tutte le aziende produttrici di software di sicurezza, inclusa Avira, devono affrontare e io penso che sarà possibile solo grazie alla collaborazione di tutti gli esperti del settore.
Dopo che la Germania ha introdotto il chip RFID nelle nuove carte d’identità, molti hanno acquistato custodie protettive per il loro documento, spinti dalla paura che qualche criminale potesse rubare le loro informazioni personali semplicemente passando accanto a loro con uno scanner. Se il settore della sicurezza del software non riuscirà a trovare una soluzione, in futuro forse dovremo indossare indumenti protettivi come una sorta di scudo contro gli attacchi ai nostri nanobot.

Allora, che cosa ne pensate? Sarete mai infettati da un virus informatico nella vostra vita? E i vostri bambini?

Questo articolo è disponibile anche in: IngleseFrancese

Manager CoreAV Development @ Avira