Aumenta l’utilizzo delle app per videoconferenze, ma qual è il rischio?

La pandemia ha trasformato la maggior parte di noi in fedeli utenti delle app per videoconferenze. Piattaforme come Zoom, Google Meet, Hangouts, BlueJeans, WhatsApp, FaceTime e molte altre, di cui forse non conoscevamo nemmeno l’esistenza, hanno reso la comunicazione decisamente più facile durante la pandemia, aiutandoci non solo a restare in contatto con amici e parenti, ma anche a lavorare o persino a ricevere assistenza medica attraverso una visita online.  

Che siano diventate comuni al pari delle banalissime telefonate ce lo confermano i risultati dello studio condotto da Avira. Più della metà degli italiani che hanno dichiarato di aver modificato il proprio rapporto con la tecnologia durante il lockdown afferma anche di utilizzare di più lo smartphone (69%) e il PC (72%) per effettuare videochiamate. Pertanto, fra gli usi più frequenti che hanno portato gli italiani a utilizzare maggiormente la tecnologia durante quel periodo, le videochiamate occupano il secondo posto sia per quanto riguarda il telefono cellulare che il PC. 

Come il lockdown ha cambiato le abitudini digitali degli italiani 

Le videochiamate: di gran lunga più frequenti durante la pandemia 

Nei mesi scorsi, le videoconferenze hanno dovuto colmare molti spazi vuoti. Per comprendere la popolarità del fenomeno basta pensare a tutti gli incontri in presenza che sono riuscite a rimpiazzare durante il lockdown: riunioni lavorative, lezioni scolastiche, incontri con parenti o amici. L’utilizzo più frequente del cellulare per effettuare videochiamate si è riscontrato in tutte le fasce d’età. 

72% degli italiani di età compresa tra i 45-54 anni ha utilizzato più spesso lo smartphone per effettuare videochiamate, seguito dalla fascia d’età 35-44 anni (63%) e dalle persone con più di 55 anni (68%).  

Al contrario di quanto si possa credere, la popolarità non è per forza sinonimo di sicurezza. Come sempre accade nel mondo della tecnologia, il numero di utenti e la diffusione di un prodotto fanno aumentare di pari passo le minacce digitali e i malintenzionati che provano a sfruttarne a proprio vantaggio i punti deboli. In questo caso, Zoom è l’esempio perfetto. Uno dei motivi per cui le app per videoconferenze come Zoom hanno guadagnato velocemente popolarità durante il periodo di lockdown è anche la loro facilità di utilizzo: spesso bastava un clic per organizzare una videoconferenza ed era altrettanto facile accedervi senza il permesso dell’host.  

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La webcam del PC: una finestra che apriamo al mondo  

Generalmente, l’idea che qualcuno possa spiarci a nostra insaputa ci spaventa. Nell’ambito delle videoconferenze di lavoro spesso vengono condivise informazioni a carattere riservato o piani d’affari aziendali, quindi le conseguenze di una possibile violazione di dati supererebbero di gran lunga il campo individuale.

Lo stesso studio condotto da Avira rileva che il 73% degli italiani ha utilizzato il PC personale per lavorare da casa, ma solo il 30% ha potenziato la sicurezza digitale dei propri dispositivi o della rete domestica.

Inoltre, nonostante il 45% degli italiani abbia lavorato di più da casa rispetto al periodo precedente al lockdown, i pericoli e le minacce digitali non sono state una priorità nemmeno per i datori di lavoro. Infatti, il 61degli intervistati ha dichiarato di non aver ricevuto dal datore di lavoro nessuno strumento per proteggere PC e computer portatile, spianando di fatto la strada a hacker e malintenzionati.  

Sicurezza: un aspetto cruciale delle videoconferenze 

Per fortuna, molte di queste app sono dotate di impostazioni di privacy e sicurezza che possono prevenire alcuni rischi. Spesso però la loro configurazione non è predefinita e spetta sempre all’utente. Per valutare la sicurezza di un’app, è importante analizzare gli aspetti che riguardano la privacy, la sicurezza e la tutela dei dati personali: 

  • Politica di sicurezza e impostazioni prima di iniziare la chiamata: tutte le impostazioni sulla sicurezza della sessione dovrebbero essere configurate secondo la politica di sicurezza della propria azienda, ed essere facili da reperire e da comprendere.  
  • Trasmissione dei dati: questa è la parte più vulnerabile della videochiamata in corso, poiché i dati devono passare attraverso varie reti pubbliche o private per raggiungere la destinazione, rischiando di essere intercettati nel frattempo. Per questo motivo, un attributo fondamentale dell’app per videoconferenze è la crittografia end-to-end dei dati. Assicuratevi anche di disporre di una protezione antivirus per condividere o ricevere file in totale sicurezza durante le vostre chiamate in video.  
  • Fine chiamata e archiviazione: una volta concluse, le videoconferenze sono spesso archiviate. Poiché sia il materiale video che gli altri contenuti (file condivisi, elenco dei partecipanti) potrebbero contenere informazioni sensibili o a carattere riservato, assicuratevi che la vostra app custodisca le registrazioni in un database controllato e protetto da autorizzazioni e crittografia. 

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