Breakthrough for mobile payments? Google Pay launches in Germany

Pagamenti mobili? Google Pay sbarca in Germania

All’inizio della settimana Google Pay è sbarcato in Germania accompagnato da grandi speranze di rilancio delle soluzioni di pagamento mobili. Google Pay, questo spera il settore, decreterà l’affermazione dei pagamenti mobili. In effetti, l’affermazione dei pagamenti via smartphone viene pronosticata ogni anno dal 2012 e negli ultimi anni una lunga serie di avventurieri ha cercato di renderla possibile. Ma fino ad ora i consumatori non ne hanno proprio voluto sapere. Ora, con Google, in Germania è arrivato il primo colosso internazionale della tecnologia che con la sua soluzione di pagamento vuole rendere obsoleto il portafoglio.

La Germania è il diciannovesimo paese in cui d’ora in poi si potrà pagare con il servizio Google Pay. Tuttavia, solo sugli smartphone con sistema operativo Android (a partire da Lollipop) e chip NFC e a condizione che il cliente abbia una Visa o una Mastercard presso Commerzbank, Comdirect, N26 oppure Boon di Wirecard. Quest’ultima soluzione di pagamento può essere attivata come carta di credito prepagata senza la laboriosa procedura di identificazione (processo KYC). Le grandi banche tedesche, come ad esempio Sparkasse o Volksbank, non hanno intenzione di supportare Google Pay e in autunno presenteranno soluzioni proprie. Anche la Baden-Württembergische Bank (BW-Bank) e Revolut supporteranno il servizio.

A prescindere dal fatto che solo pochissime banche offriranno ai propri clienti la possibilità di usare Google Pay in Germania, si prevede che l’interesse sarà alquanto limitato. La Germania è ancora un paese in cui prevale l’uso dei contanti. Secondo la Bundesbank, lo scorso anno il 74% delle transazioni è stato effettuato con banconote e monete. È vero che nel 2017, per la prima volta, il denaro contante ha inciso sul fatturato in misura minore del 50%, ma con il 48% si parla di una percentuale ancora molto elevata. In un paese in cui quasi tre quarti della popolazione possiede una carta di credito, ma solo il 5% la utilizza effettivamente, probabilmente anche Google Pay non riuscirà a compiere la rivoluzione auspicata. E questo sebbene iniziare a usare il servizio Google Pay sia estremamente semplice per il consumatore.

Foto: dpa-tmn

Come iniziare a usare Google Pay

Per usare Google Pay è necessario prima di tutto scaricare l’apposita app da Play Store e quindi configurarla. Il tutto richiede poco tempo. Per iniziare a usare Google Pay è necessario inserire solo il numero di carta di credito o di debito, la scadenza e il codice di sicurezza della carta, così come indirizzo e numero di telefono. Se la carta di credito è stata rilasciata da una delle banche che supportano il servizio, Google Pay può essere usato immediatamente per pagare con dispositivo mobile presso il punto vendita (POS). Tutte le altre carte permettono di pagare con Google Pay soltanto nell’e-commerce. Durante il pagamento, al terminale viene trasmesso un numero di carta virtuale in luogo dei dati della carta di credito reale. Google Pay funziona presso il punto vendita soltanto se il rivenditore dispone di un terminale con tecnologia NFC e accetta le carte di credito. In Germania sono presenti circa 475.000 terminali con tecnologia NFC, ma purtroppo non tutti sono automaticamente compatibili con Google Pay. Durante i test è capitato diverse volte che i terminali non funzionassero benché supportassero i pagamenti senza contatto.

La causa risiede nella configurazione dei terminali che devono supportare il cosiddetto CDCVM (Consumer Device Cardholder Verification Method). Lo standard EMV (Europay International, MasterCard e VISA) prevede diversi metodi di verifica del consumatore, i cosiddetti CVM (Cardholder Verification Method). Nei pagamenti senza contatto di importi molto bassi si applica il principio chiamato “no-CVM”. Questo metodo permette al cliente di pagare con un semplice tocco. L’inserimento di un PIN è richiesto solitamente per importi a partire da 30 euro. Poiché Google Pay esegue l’autenticazione, ad esempio con impronta digitale, viene impiegato il metodo CDCVM. È lo smartphone ad eseguire l’autenticazione, non il terminale. Per questo viene meno anche il limite di importo, perché lo smartphone esegue sempre un’autenticazione. Affinché questa procedura funzioni anche nella pratica, i terminali di pagamento devono essere appositamente configurati e supportare il metodo CDCVM.

Sicurezza e protezione dei dati

Google Pay è un servizio sicuro. Per lo meno a detta di Google. Con Google Pay i dettagli della carta non vengono memorizzati sullo smartphone, bensì sui server di Google in forma crittografata. Secondo Google, chiunque trovi o rubi il dispositivo non potrà accedere a queste informazioni. In merito alla protezione dei dati, Google afferma che i dati vengono utilizzati soltanto per aumentare la soddisfazione dei clienti di Google Pay. Nel frattempo, la tecnologia alla base di questo servizio, ossia il pagamento senza contatto via NFC (Near Field Communication) è utilizzabile, diversamente da quanto accade con i pagamenti mobili, con quasi tutte le comuni carte di credito e bancomat ed è ritenuta sicura.

Conclusione

Il lancio di Google Pay è di per sé un fuoco di paglia. Tuttavia, rappresenta un passo importante verso la digitalizzazione delle operazioni di pagamento. E proprio questa digitalizzazione è l’aspetto importante, perciò non ha alcun senso operare una distinzione tra pagamenti mobili e pagamenti nell’e-commerce. In fin dei conti si tratta sempre della procedura di pagamento. E questa è solo il mezzo per raggiungere lo scopo. I consumatori desiderano fare acquisti senza doversi preoccupare dell’operazione di pagamento. La migliore procedura di pagamento è infatti quella che viene eseguita in maniera invisibile sullo sfondo. Assisteremo al lancio di tante altre soluzioni per le operazioni di pagamento, i pagamenti mobili sono solo una di queste, i pagamenti con bitcoin un’altra: ma il viaggio continua.

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