Italiani e tecnologia, privacy e testa fra le nuvole

Per gli italiani la tecnologia informatica è uno strumento sempre più indispensabile nella vita di tutti i giorni, anche se il crescente utilizzo di Internet sembra andare di pari passo con la crescita della consapevolezza di dover difendere la propria privacy con azioni concrete contro i rischi di compromissione, abuso di identità e altre azioni malevole messe in pratica dai cyber-criminali.

Questo almeno è il quadro che emerge dall’edizione 2016 di Tech Habits, ricerca di Samsung focalizzata sul rapporto dei cittadini europei e la tecnologia secondo cui più di un italiano su due (59%) ha dichiarato di utilizzare un maggior numero di strumenti tecnologici rispetto a due anni fa; a titolo di confronto, la media europea è invece pari al 52% – e apparentemente non si tratta del solo primato italiano in ambito UE.

Il 55% dei consumatori sarebbe infatti più preoccupato del modo in cui vengono archiviati e gestiti on-line i dati personali rispetto a due anni fa, contro una media europea ferma al 46,2%; gli italiani si preoccupano della loro privacy quando navigano nella Rete telematica globale, sostiene la ricerca di Samsung, e sono in larghissima maggioranza impegnati a tenere comportamenti capaci di ridurre il rischio di compromissione.

Il 95,3% degli utenti mette infatti in pratica azioni concrete per la difesa del suddetto diritto alla riservatezza, azioni che includono l’impiego di password differenziate per ogni singolo servizio telematico o sito Web che richiedono la registrazione e la successiva autenticazione dell’utente (il 51,2% degli intervistati), la disabilitazione della funzionalità di memorizzazione delle password on-line sul browser per computer o altro client di accesso alla Rete (38,1%), e ultima ma non certo per importanza la scansione regolare del sistema con un software di sicurezza come Avira Antivirus alla ricerca di virus, worm, trojan, keylogger o altre tipologie di codice malevolo pericoloso per i dati e il PC.

Per quanto riguarda i rischi più “sentiti” dai netizen nostrani, il furto di identità digitali e le potenziali perdite finanziarie provocate da una breccia di sicurezza a opera di ignoti hacker rappresentano le principali preoccupazioni con rispettivamente il 67% e il 57% dell’utenza. Gli italiani sono consapevoli dei rischi ma a quanto pare non rinunciano a condividere le proprie informazioni personali sui siti telematici, sostiene Samsung, visto che la pratica riguarda il 48,5% della popolazione contro una media europea del 35,2%. Il 30% degli italiani sostiene di leggere i Termini e le Condizioni di utilizzo di un servizio o di un sito Web prima di registrarsi (contro il 19,9% degli europei), e uno su due (52,5%) sostiene di aver cambiato idea almeno una volta dopo aver consultato le suddette condizioni di utilizzo.

Laddove gli italiani sembrano avere meno certezze è invece nella comprensione dei termini tecnologici più in voga al momento, ambito non strettamente connesso alla sicurezza informatica e telematica che però evidenzia un rapporto ambivalente tra il Belpaese e l’hi-tech: le definizioni meno comprese includono i servizi Internet-dipendenti del Cloud computing, le Emoji per arricchire con rappresentazioni grafiche le chat testuali, l’Internet delle Cose che abbraccia tutti i dispositivi e i sensori dotati di una qualche funzione di connessione alla Rete globale, la Fibra Ottica per l’accesso ultra-veloce a Internet e Android, il sistema operativo mobile di Google più diffuso al mondo. Nell’88% dei casi, gli italiani confessano di aver fatto finta di conoscere il significato di un termine almeno una volta senza in realtà avere la minima idea a riguardo.

La sicurezza e la privacy on-line sono pensieri fissi per gli utenti del Belpaese, ma quando si tratta di decidere tra il guardare dove mettere i piedi e tenere gli occhi fermi sul display di uno smartphone la scelta propende decisamente per quest’ultima priorità. In questo caso i rischi sono molto più “fisici” e concreti di qualsiasi malware o furto on-line di identità digitale, e tuttavia riguardano la maggioranza delle popolazione dotata di telefonino di ultima (o anche penultima) generazione.

Una nuova ricerca, questa volta messa insieme da Found! con 5.000 segnalazioni provenienti dagli osservatori presenti in cinque delle più grandi città italiane, sostiene infatti che il 53% degli italiani è affetto dalla sindrome di “zombi da smartphone” e non stacca gli occhi dal display del proprio terminale mobile nemmeno quando cammina per strada. Tra gli utenti più “zombificati” si distinguono i milanesi, distratti e telefonino-dipendenti nel 61% dei casi, seguiti poi dai romani con il 58%; le categorie più problematiche includono i manager (65%), gli imprenditori (62%) compresi nella fascia di età fra 30 e 45 anni, gli studenti (58%) tra 16 e 29 anni e gli ultracinquantenni (46%). I rischi di “incidenti” più ricorrenti? Finire addosso a un pedone durante la consultazione del diario di Facebook (65%), oppure rimanere bloccati nella metropolitana perché lo “zombi” telefonino-dipendente ha bloccato l’ingresso del vagone per mettere qualche like su un social network on-line (41%).

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