5g

Il 5G in Italia, a che punto siamo

Al recente Mobile World Congress di Barcellona c’è già chi ha mostrato i primi smartphone 5G. Si tratta di prodotti che arriveranno più in là nei prossimi mesi ma comunque già votati al prossimo standard di connessione. L’Italia, come il resto d’Europa, è in attesa, almeno dal punto di vista dei consumatori. Si, perché i passi che ci porteranno al 5G sono ancora molti, nulla è stato ancora definito da parte degli operatori. In che senso?

La prima mossa è stata quella del Mise di assegnare le frequenze alle telco operanti nel nostro paese. Una volta fatto ciò, gli stessi operatori devono scegliere le compagnie che dovranno occuparsi delle due componenti essenziali del 5G nostrano, il core network e le reti. Il primo rappresenta la base del collegamento, veicolato da punti centrali e diffuso per il territorio. Il secondo è, più pragmaticamente, l’infrastruttura di ricezione e invio da aggiornare (dal 4G) lungo la penisola.

Ad oggi sono quattro i player tecnici interessati: Huawei, Ericsson, Nokia, ZTE. I primi due si dividono il grosso delle sperimentazioni, dalle metropoli (Milano, Roma, Napoli, Torino) ai centri più piccoli (Bari, Matera), una sorta di concorrenza che fa bene a tutti. Se la tecnologia è già tra noi e pronta, sembra che gli ostacoli maggiori ora siano burocratici. Sta di fatto che i test reali, quelli su device a uso personale, riguarderanno in battuta iniziale le aziende e comunque il settore enterprise. I motivi sono semplici: il business, in ogni sua forma, è una sorta di ecosistema, aperto alle innovazioni ma chiuso nella sua interezza, quasi recintato, tanto da poter cominciare a provare il 5G in applicazioni specifiche (robotica, supply chain, fornitura) senza dover cambiare il proprio modus operandi e dotandosi di apparecchi idonei in misura limitata.

Una data plausibile per l’end consumer è invece il 2020, che realisticamente parlando vuol dire 2021 e, per un’adozione globale, il 2022. Del resto, dopo l’introduzione ufficiale del 4G nel 2010, sono serviti ancora un paio di anni per divulgare la novità presso il grande pubblico e sappiamo che, ancora oggi, c’è chi vive in zone dove al massimo può godere del 3G. C’è da considerare che troppo oltre il 2020 non si potrà andare, almeno per quanto riguarda la gran parte della copertura dei paesi appartenenti all’Unione Europea. Il 14 Settembre del 2016, la Commissione ha infatti pubblicato un Action Plan che pone fra i vari obiettivi quello di avviare il lancio dei servizi 5G in tutti gli Stati membri entro la fine del 2020. Il documento “Gigabit Society”, arrivato dopo a completamento, ha consolidato il raggiungimento di tre obiettivi di connettività fino al 2025: la fornitura del 5G a tutte le famiglie, anche nelle aree rurali, con una capacità di download di almeno 100 Mbps; l’adeguamento per scuole, università, ospedali a 1 Gbps; copertura 5G di tutte le aree urbane e delle principali strade e ferrovie nazionali. Alla fine non siamo messi nemmeno così male in Italia, visto che secondo l’Osservatorio Europeo per il 5G, a settembre del 2018 i nostri confini succedono solo a Spagna e Francia in quanto a sperimentazioni certificate.

Anche perché la rivoluzione che ci attende è di quelle davvero rilevanti per l’evoluzione della società. Grazie alla velocità e alla qualità della connessione, così come all’essenza di latenza, il 5G permetterà di godere pienamente di quelle novità che attualmente abbiamo percepito solo in parte e di altre relegate ai laboratori di ricerca. Pensiamo alla realtà virtuale e a quella aumentata come mezzo concreto per fruire di prodotti e servizi ma soprattutto alla guida autonoma, all’implementazione delle smart city e alle attività che richiedono un trasferimento di dati imponente: healthcare, medicina, chirurgia, analisi scientifica, quantum computing e così via. Forse nemmeno ci rendiamo conto dell’era nella quale stiamo per entrare, e lo faremo solo quando ci saremo dentro del tutto.