Gli smartphone ci aiutano a restare sempre connessi, ma a quale rischio?

Per comprendere come è cambiata la vita durante il lockdown e come le persone hanno modificato la routine per gestire il confine labile tra vita lavorativa e privata, ma anche per scoprire il loro grado di consapevolezza delle nuove minacce alla sicurezza digitale, Avira ha condotto un sondaggio su un campione rappresentativo di cittadini di quattro paesi: Italia, Francia, Germania e Stati Uniti.  

I risultati dell’indagine in Italia mostrano un netto aumento dell’utilizzo dei dispositivi mobili. Il 75%% di chi ha dichiarato di aver modificato il modo di adoperare il telefono durante la pandemia ha affermato di aver usato più spesso il cellulare quando era in vigore il lockdown.  

L’estensione dell’uso tipico dello smartphone e l’aumento del tempo trascorso utilizzandolo comportano però una maggiore esposizione ai rischi e alle minacce digitali. Il problema tende spesso a essere trascurato e ciò spiega perché molti utenti non installano sul loro dispositivo alcun software per la protezione digitale. E questo fatto lo conferma lo stesso studio di Avira: anche se il tempo di utilizzo degli smartphone è aumentato, soltanto il 30% degli italiani ha potenziato la sicurezza digitale del dispositivo o della rete domestica.  

Abbiamo operato una distinzione in base ai tipi di uso dello smartphone per identificare quelli più frequenti, ma anche per capire a quali minacce e rischi gli italiani hanno esposto se stessi o il loro dispositivo durante il confinamento. 

Gli usi più frequenti dello smartphone durante il lockdown:

Messaggi diretti: il mezzo di comunicazione preferito 

In cima ai motivi per cui le persone hanno utilizzato più spesso il cellulare durante il lockdown c’è il bisogno di comunicare. Costretti a rimanere distanti, il 72% degli italiani ha affermato di aver mantenuto i contatti con parenti e amici attraverso i messaggi diretti. Questa modalità di interazione presenta rischi minimi quando i messaggi vengono scambiati con persone conosciute. A volte però i dispositivi sono già stati compromessi, quindi link dannosi o fake news possono arrivare anche da persone insospettabili.  

Informarsi: uno dei bisogni più sentiti durante la pandemia 

La necessità di informarsi e conoscere sempre le ultime notizie è stata avvertita sensibilmente e infatti il 71% degli intervistati dichiara di aver fatto un uso maggiore del cellulare durante il confinamento per leggere le notizie. Nello stesso periodo, però, la rete brulicava di bufale, il che complicava ancora di più l’identificazione di fonti attendibili 

Videochiamate: un mezzo per restare in contatto con amici e parenti 

Il terzo motivo è collegato sempre all’esigenza di comunicare ma anche a quella di vedere amici, parenti e altre persone: il 69% degli italiani afferma infatti di aver utilizzato più frequentemente il telefono cellulare per effettuare videochiamate. La popolarità delle app per videoconferenze è cresciuta durante il lockdown, rivelando però anche i punti deboli e i problemi di sicurezza e privacy a cui gli utenti sono stati esposti.  

App di social media: più utilizzate con il lockdown 

Per il 63% degli italiani, l’aumento dell’utilizzo dei dispositivi mobili è legato alle app social. Queste applicazioni sono popolari tra tutte le fasce d’età e spesso si crede che non presentino alcun tipo di rischio, quindi pochi utenti ne verificano le impostazioni. E sono ancora meno quelli che leggono la politica sulla privacy dell’app per scoprire in che modo le loro informazioni vengono condivise con altri utenti e con terzi.  

Acquisti online: sempre di più anche da smartphone 

Il 51degli intervistati che ha dichiarato di aver intensificato il tempo d’uso dello smartphone a causa della pandemia afferma di averlo fatto per effettuare acquisti. Proteggere il dispositivo è fondamentale, soprattutto quando si condividono i dati del proprio conto corrente con altri siti o piattaforme.  

Smartphone: utilizzato di più anche per lavoro 

La chiusura di gran parte degli uffici ha obbligato molte persone a passare al digitale per lavorare da casa: il 45% degli intervistati sostiene di aver utilizzato lo smartphone più frequentemente per gestire attività lavorative durante il lockdown. Gli hacker e i malintenzionati hanno provato a trarre vantaggio da queste circostanze: i loro attacchi sono diventati ancora più complessi in quel periodo, prendendo di mira oltre ai PC anche gli smartphone.  

Online banking in aumento durante la pandemia 

Secondo il sondaggio condotto da Avira, durante la pandemia il 43,6% degli italiani ha utilizzato più spesso lo smartphone per effettuare transazioni bancarie. Già a marzo Avira aveva segnalato l’esistenza di una variante del trojan bancario Cerberus, che puntava al furto dei dati finanziari, come i numeri delle carte di credito.  

Se nel mondo reale milioni di persone erano alle prese con la pandemia da coronavirus, in quello virtuale si stava affrontando nello stesso periodo una pandemia da malware e fake news i cui effetti si estendono fino a oggi.

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