Funzionaria ONU: +600% di email dannose durante la pandemia

La pandemia da coronavirus ha spostato online la vita di milioni di persone in tutto il mondo e ora, lavorando da casa e restando in contatto con i propri cari, la sicurezza informatica è molto più a rischio che in ambienti di lavoro protetti.

Questa crescente dipendenza digitale ha aumentato la vulnerabilità agli attacchi informatici, come riferito da Izumi Nakamitsu, Alto Rappresentante delle Nazioni Unite per il disarmo, durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Secondo la funzionaria, nel corso della pandemia di coronavirus è stato registrato un aumento del 600% delle email dannose e “si stima che si verifichi un attacco del genere ogni 39 secondi“.

Come hanno dimostrato i recenti avvenimenti, si è osservata una crescita significativa degli attacchi contro le organizzazioni sanitarie e le strutture di ricerca medica in tutto il mondo.

Inoltre, quando non le hanno prese di mira, i criminali informatici si sono camuffati proprio da organizzazioni sanitarie, attuando truffe di phishing per rubare informazioni personali o prelevare denaro.

Secondo un rapporto dell’ONU pubblicato ad aprile, un terzo delle nazioni non dispone di leggi a tutela della privacy online dei cittadini, e il rischio è maggiore nei paesi meno sviluppati, dove la diffusione di leggi sulla sicurezza informatica è pari al 43%. “La quota è più alta in Europa, dove è al 96%, seguita dalle Americhe (69%), dall’Asia-Pacifico (57%) e dall’Africa (50%)”, mostra il rapporto.

 

 

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