Controllo parentale

Tutta l’Italia è indignata dai metodi di spionaggio utilizzati dai servizi segreti, ma anche la sorveglianza nella sfera privata sta aumentando. In particolare i bambini sono sempre più al centro dell’attenzione.

In passato bastavano pochi spiccioli d’emergenza per la cabina telefonica, oggi invece i bambini sono sotto totale sorveglianza praticamente fin dalla nascita. Il baby monitor sta in ascolto durante il sonno, i sensori di movimento nella culla controllano se il piccolo si muove e le telecamere mostrano se c’è qualcosa che brucia mentre sta giocando. La tecnologia moderna apre ora la strada alla fase successiva del controllo. La localizzazione satellitare, una volta riservata ai militari, conquista adesso la vita quotidiana.

Il GPS è usato ormai da tempo non solo per bombardamenti di precisione, ma anche per rintracciare animali domestici fuggiti, auto rubate, anziani confusi e bambini indaffarati. Sembra una buona idea: i furfanti sono per strada, ma i genitori non devono preoccuparsi di loro. Infatti se vogliono sapere dove si trovano i loro figli in qualsiasi momento, non devono fare altro che dare un’occhiata al monitor del computer o allo smartphone. In questo modo possono scoprire la posizione attuale della loro prole su una mappa, con uno scarto di precisione di cinque metri. Anche i figli possono diventare attivi: in situazioni di emergenza, con un semplice gesto fanno scattare un allarme che comunica tramite SMS la posizione attuale ai numeri di telefono selezionati.

Sicurezza o controllo

Naturalmente, almeno a quanto sostengono i produttori nel caso dei dispositivi e delle app di localizzazione, non si tratta di monitoraggio,  bensì di offrire il massimo livello di sicurezza al bambino. Gli scenari che si prospettano sono vari: il bambino si perde nel bosco o in mezzo alla folla, oppure viene rapito mentre va a scuola. Soprattutto per questi casi, i produttori offrono dei set composti da ricevitore GPS e software, compresa una funzione di geo-recinzione. Questa consente di definire una determinata zona, come ad esempio la strada per andare a scuola. Non appena il bambino esce dall’area designata, i genitori ricevono un SMS di allarme con geodati e si mettono in moto rapidamente.

I genitori curiosi hanno però a disposizione molte altre funzioni di spionaggio: possono ad esempio vedere dove è stato il figlio negli ultimi 31 giorni, così le frottole del tipo “Non sono stato in giro per la stazione” possono essere rapidamente sbugiardate con un semplice clic. I sofisticati programmi di tracciamento visualizzano su richiesta perfino la velocità del ragazzo monitorato. Così sarebbe ad esempio possibile scoprire se i figli prendono di nascosto l’auto di papà per un giro o se truccano il motorino. Solo ai fini della sicurezza sono disponibili naturalmente anche funzioni come il “controllo vocale”, offerte da alcuni strumenti GPS. Queste consentono di origliare le conversazioni in qualsiasi momento tramite il microfono incorporato.

Il fattore paura

La paura è la forza trainante che spinge i genitori troppo prudenti verso tali metodi di sorveglianza. Nonostante la criminalità in costante diminuzione, in molte persone cresce la sensazione che dietro ogni angolo ci sia in agguato un pedofilo, un assassino o un rapitore. Si cerca quindi di affrontare la percezione del pericolo con la tecnologia. In questo contesto i soldi hanno un ruolo solo secondario. Chi opta per una sorveglianza a 360 gradi può arrivare a pagare fino a 20 euro al mese e più.

Gli educatori avvertono

Se una sorveglianza totale fa bene ai bambini, se fornisce una sicurezza reale o solo percepita, questo i genitori lo devono capire da soli. In ogni caso, la localizzazione GPS non offre una protezione completa. Infatti anche la tecnologia ha i suoi punti deboli: ad esempio negli edifici non è possibile alcuna localizzazione. In aggiunta, se si trasmette costantemente la posizione le piccole batterie si esauriscono presto: i mini trasmettitori o gli smartphone non durano neanche un giorno intero. Oltre a ciò, il bambino potrebbe perdere il localizzatore o lasciarlo deliberatamente in una certa posizione. Inoltre: quanto possono ancora sentirsi liberi i bambini se sono costantemente sotto osservazione? È probabile che il desiderio dei genitori di un ambiente completamente protetto limiti lo sviluppo dei bambini. Il monitoraggio GPS permanente trasmette infatti la sensazione di un pericolo sconosciuto e latente. Bisogna anche considerare se i dispositivi di localizzazione rassicurano davvero i genitori o se piuttosto, nell’attesa costante di un allarme, aumentano addirittura le preoccupazioni.

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