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Brainprint: la nuova password cerebrale

Alcuni ricercatori stanno lavorando al metodo di autenticazione “Brainprint” per creare la password più sicura. I singoli modelli della tua attività cerebrale potrebbero diventare le tue prossime password a prova di hacker. Tendi a dimenticare le password? E quale dito avevi usato per l’identificazione tramite impronta digitale? Che cosa ne diresti se per l’autenticazione il computer eseguisse una scansione del tuo cervello? In effetti sarebbe possibile perché il tuo cervello reagisce sempre allo stesso modo a determinate parole e questo metodo è già quasi realtà: ricercatori spagnoli e britannici hanno testato il metodo Brainprint con ottimi risultati aprendo la strada a questa nuova tecnologia.

Come funziona il metodo Brainprint?

Il ricercatore scientifico Blair C. Armstrong e i suoi colleghi del Centro basco sulla cognizione, il cervello e il linguaggio (BCBL) hanno condotto un esperimento su 45 persone. Già nel 2015 i ricercatori avevano scoperto che il cervello dei probandi reagiva in maniera differente di fronte alla stessa parola. Durante gli esperimenti erano state utilizzate abbreviazioni come “DVD” o “FBI”. Grazie alle diverse reazioni del cervello delle persone sottoposte a questo test, il sistema era in grado di riconoscere l’identità dei partecipanti con un tasso di successo del 94%. Il team si è concentrato sulla zona del cervello deputata all’identificazione semantica delle parole.

New Scientist, una piattaforma dedicata alle nuove tecnologie, ha pubblicato un articolo che afferma che questa tecnologia potrebbe essere una valida opzione per i sistemi di protezione. Se è possibile identificare la singola persona attraverso le onde cerebrali, allora abbiamo trovato la password più sicura. Tuttavia, anche se un tasso di successo del 94% può sembrare un ottimo risultato, non è abbastanza sicuro per proteggere un computer o una stanza con questa tecnologia. Ma come inizio promette bene.

Nel 2016 è stato pubblicato uno studio svolto da Sarah Laszlo, una ricercatrice della Binghamton University, in cui la ricercatrice afferma che il suo team è riuscito a raggiungere un tasso di identificazione del 100%. Questo risultato è stato ottenuto misurando le onde cerebrali di 50 persone a cui è stato chiesto di osservare 500 immagini, tra cui oggetti come una nave, un gioco enigmistico, una fetta di pizza o una foto di Anne Hathaway.

Non è la prima volta che i ricercatori nei loro esperimenti tentano di usare le singole onde cerebrali come potenziali parametri per l’autenticazione degli individui. Secondo New Scientist, questo tipo di autenticazione biometrica non solo permette di utilizzare l’identificazione della persona come password, ma offre anche una sorveglianza continua.

Conclusione

Pur sembrando promettente, questa tecnologia è ancora agli albori. Tuttavia, non appena il metodo Brainprint sarà pronto ad entrare sul mercato, probabilmente ruberà la scena ai tradizionali sistemi di impronte digitali o scansione dell’iride; in fin dei conti non esiste alcun modo di rubare questa password, giusto? Attualmente per misurare le onde cerebrali di una persona bisogna ricorrere a elettrodi o a strumenti simili. Molto probabilmente questa tecnologia cambierà la nostra percezione e il campo di applicazione della biometria in generale. Nei prossimi anni questo settore ci riserverà grandi novità.

Questo articolo è disponibile anche in: IngleseTedescoFrancese

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